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Il mal di schiena in gravidanza può comparire mentre si cammina, quando ci si gira nel letto o dopo essere rimaste a lungo nella stessa posizione. A volte il dolore è centrato nella zona lombare; altre volte si sente più in basso, vicino alle articolazioni del bacino, e rende faticosi gesti come salire le scale o infilarsi i pantaloni.
Essere in gravidanza non significa dover sopportare il dolore senza fare nulla. Nella maggior parte delle gravidanze senza complicazioni, continuare a muoversi e svolgere esercizio adattato è considerato sicuro. Prima di scegliere che cosa fare, però, bisogna capire se il problema è muscoloscheletrico e se esistono condizioni ostetriche o mediche che richiedono indicazioni diverse.

Perché la schiena può fare male durante la gravidanza

Con il procedere della gravidanza cambiano la distribuzione dei carichi, il modo di camminare e le strategie usate per alzarsi, piegarsi o trasportare oggetti. I muscoli del tronco e delle anche devono adattarsi a richieste diverse. Questo può rendere alcuni movimenti più faticosi o sensibili, soprattutto quando il recupero tra un’attività e l’altra è ridotto.
Anche i tessuti articolari si adattano ai cambiamenti ormonali, ma il dolore non dipende semplicemente da legamenti diventati troppo lassi o da una postura sbagliata. Non esiste una relazione diretta e uguale per tutte tra assetto del corpo, mobilità e intensità dei sintomi.
Il termine mal di schiena comprende quadri diversi. Il dolore lombare si concentra attorno alla colonna; il dolore del cingolo pelvico si localizza più spesso vicino alle articolazioni posteriori del bacino o alla parte anteriore del pube. Possono anche presentarsi insieme. Distinguerli aiuta a scegliere esercizi e modifiche delle attività più pertinenti.

Fattori che possono contribuire ai sintomi

Avere già sofferto di mal di schiena o dolore pelvico prima della gravidanza aumenta la probabilità che il problema ricompaia. Possono contribuire anche lavori con sollevamenti ripetuti, molte ore in piedi o lunghi periodi sedute senza possibilità di cambiare posizione.
Il carico quotidiano non è dato da un solo gesto. Comprende spostamenti, lavoro, cura di altri figli e attività fisica. Se queste richieste aumentano mentre sonno e recupero peggiorano, la soglia oltre la quale compare dolore può abbassarsi. La soluzione non è trovare una posizione perfetta, ma distribuire meglio le attività e mantenere le capacità fisiche con un dosaggio sostenibile.
Anche la preoccupazione per il dolore può portare a evitare movimenti che sarebbero sicuri. Questa protezione può essere utile per un breve periodo, ma se diventa la regola riduce la fiducia e la tolleranza allo sforzo. Un professionista può aiutare a distinguere un adattamento ragionevole da una limitazione che non serve più.

Quando rivolgersi al fisioterapista e quando al medico

Una valutazione fisioterapica è utile quando il dolore persiste, limita il sonno o rende difficili le attività quotidiane. Serve anche quando non è chiaro quali movimenti siano sicuri o quando un programma generico trovato online peggiora i sintomi. Il fisioterapista può valutare la funzione e costruire un percorso conservativo, mantenendo il confronto con il medico o l’ostetrica che seguono la gravidanza.
Il controllo medico viene prima della fisioterapia quando il dolore è accompagnato da segnali che possono avere un’origine ostetrica, urinaria, infettiva o neurologica. È opportuno contattare il professionista che segue la gravidanza in presenza di:
Sanguinamento vaginale, perdita di liquido o contrazioni regolari e dolorose;
Dolore addominale intenso, febbre o bruciore durante la minzione;
Dolore improvviso dopo una caduta o un altro trauma;
Debolezza marcata a una gamba, perdita di sensibilità nella zona genitale o difficoltà nuove nel controllo di vescica e intestino;
Riduzione dei movimenti fetali rispetto al solito, secondo le indicazioni ricevute dal proprio team ostetrico.
Questi segnali non indicano automaticamente un problema grave, ma richiedono un inquadramento che non può essere affidato al solo trattamento della schiena.

Che cosa indica la ricerca

Nelle gravidanze senza controindicazioni, l’attività fisica moderata è considerata sicura. Le linee guida includono sia attività aerobica sia esercizi di forza, con adattamenti in base alla condizione della persona e alla fase della gravidanza. Chi era già attiva può spesso continuare, modificando carichi e modalità quando serve. Chi parte da un livello basso può iniziare in modo graduale.
Per il mal di schiena e il dolore pelvico, l’esercizio non garantisce che il problema non compaia. Le revisioni disponibili indicano però che può ridurre l’intensità dei sintomi e migliorare la funzione in una parte delle donne. I programmi che associano esercizio ed educazione sembrano più utili della sola informazione, anche se gli studi utilizzano interventi diversi e non identificano una sequenza unica di esercizi superiore alle altre.
La fisioterapia può quindi concentrarsi su esercizi scelti in base ai movimenti che risultano difficili, sulla gestione del carico e su strategie pratiche per la giornata. Tecniche manuali o supporti esterni possono essere usati come aiuto temporaneo in casi selezionati. Non dovrebbero sostituire il recupero attivo né essere presentati come una correzione necessaria di bacino o colonna.
Il riposo a letto non è una cura di routine per il mal di schiena in gravidanza e può ridurre ulteriormente la capacità fisica. Anche allenarsi forzando un dolore che cresce seduta dopo seduta è poco utile. Il carico va modificato senza trasformare ogni sintomo in un divieto di movimento.

Che cosa fare nella vita quotidiana

Per iniziare, può essere utile alternare più spesso le posizioni e spezzare le attività lunghe. Se stare sedute aumenta il dolore, brevi pause in piedi o qualche minuto di cammino possono essere più efficaci del tentativo di mantenere una postura rigida. Durante i sollevamenti, avvicinare il carico al corpo e dividere pesi ingombranti rende il compito meno impegnativo.
L’esercizio può comprendere cammino, cyclette, attività in acqua oppure lavoro di forza con carichi adatti. La scelta dipende da ciò che era abituale prima della gravidanza, dai sintomi e dalle indicazioni del team ostetrico. Un’intensità moderata permette in genere di parlare per frasi complete durante lo sforzo. Non serve raggiungere l’affaticamento massimo per ottenere un adattamento.
Durante gli esercizi di forza è utile respirare senza trattenere a lungo il fiato e usare un carico che consenta un movimento controllato. Le posizioni possono essere cambiate se provocano nausea, capogiro o una sensazione di pressione sgradevole. In particolare, dopo il primo trimestre alcune persone tollerano meno la posizione supina prolungata; in quel caso l’esercizio può essere eseguito sul fianco, inclinato o in un’altra posizione confortevole.
Vanno evitate le attività con rischio elevato di caduta o trauma addominale e le immersioni subacquee. Anche allenarsi in condizioni di calore eccessivo o senza un’idratazione adeguata non è indicato. Questi limiti riguardano la sicurezza della gravidanza, non il fatto che la schiena faccia male.
L’attività va interrotta e discussa con il professionista che segue la gravidanza se compaiono sanguinamento, perdita di liquido, contrazioni dolorose regolari, dolore al petto, capogiro o difficoltà respiratoria prima dello sforzo. Lo stesso vale per dolore o gonfiore a un polpaccio e per una riduzione dei movimenti fetali.
Per i farmaci, compresi analgesici e antinfiammatori, non è prudente applicare le stesse regole usate fuori dalla gravidanza. La scelta va concordata con il medico o il farmacista, tenendo conto della settimana di gestazione e della storia clinica. Il fisioterapista può contribuire alla gestione conservativa del dolore, ma non sostituisce questa valutazione.
Un programma ben dosato lascia i sintomi stabili o più gestibili nelle ore successive. Se il dolore aumenta nettamente e resta più intenso il giorno dopo, si può ridurre volume, carico o durata senza sospendere ogni attività. Quando anche dosi molto basse non sono tollerate, una valutazione individuale evita di procedere per tentativi.

Fonti

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