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Alzare il braccio sopra la testa per servire in una partita di pallavolo, nuotare a stile libero, pitturare un soffitto o recuperare il controllo del manubrio dopo un impatto in moto: sono situazioni molto diverse, ma possono portare allo stesso problema. Quando la spalla inizia a fare male durante questi movimenti, o a riposo di notte, il percorso da seguire non è sempre chiaro.

Cosa succede nella spalla

La spalla è l’articolazione più mobile del corpo. La testa dell’omero, l’osso del braccio, si articola con una piccola cavità della scapola. La stabilità di questa articolazione non dipende dalla forma delle ossa, ma soprattutto dai muscoli che la circondano. Quattro di questi muscoli formano la cosiddetta cuffia dei rotatori: il loro compito è mantenere la testa dell’omero nella posizione corretta e guidare il movimento del braccio in tutte le direzioni.

Quando il braccio si alza sopra la testa, i muscoli della cuffia devono contrarsi in modo coordinato per evitare che la testa dell’omero si sposti verso l’alto. Se questo non avviene correttamente, i tendini e la borsa che passano nello spazio subacromiale, cioè il corridoio tra la testa dell’omero e l’arco osseo superiore della spalla, possono essere compressi o irritati in modo ripetuto. La borsa è una piccola sacca di tessuto che serve a ridurre l’attrito tra le strutture; quando si irrita, provoca dolore e gonfiore locale.

Con il tempo, o in seguito a un carico improvviso, i tendini possono sviluppare una tendinopatia, ovvero una sofferenza del tessuto tendineo in cui le fibre perdono la loro organizzazione normale. Nei casi più gravi, le fibre possono danneggiarsi parzialmente o completamente. Borsite e tendinopatia possono coesistere e, nelle fasi iniziali, le distinzioni diagnostiche non sempre modificano il tipo di trattamento.

Fattori che possono contribuire

Il dolore alla spalla da sovraccarico raramente ha una causa unica. Di solito emerge da una combinazione di elementi.

Un aumento rapido del carico è uno dei fattori più frequenti. Aumentare il volume di allenamento in poco tempo, riprendere un’attività dopo una pausa o iniziare una nuova mansione lavorativa senza un adattamento graduale mette sotto pressione i tessuti prima che abbiano avuto modo di adattarsi.

La forza e la coordinazione dei muscoli che stabilizzano la scapola e controllano la rotazione dell’omero influenzano la distribuzione del carico. Quando certi muscoli lavorano meno degli altri, alcuni tendini vengono sollecitati in modo sproporzionato.

La mobilità della colonna toracica può avere un ruolo. Una rigidità dorsale riduce la capacità della scapola di ruotare correttamente durante il movimento del braccio, e questo può aumentare il lavoro richiesto ai muscoli locali.

Per chi lavora in posizioni prolungate o ripetitive, come chi tiene le braccia alzate per ore, anche il mantenimento continuo di certi carichi senza variazione conta. Non perché le posture siano di per sé errate, ma perché i tessuti che lavorano a lungo senza variare il tipo di sollecitazione si affaticano più facilmente.

Il recupero e il sonno influenzano la capacità dei tessuti di rigenerarsi dopo l’attività. Chi si allena o lavora molto e dorme poco ha meno margine per assorbire lo stress fisico accumulato.

Il contesto psicologico e la storia personale di dolore possono influenzare la percezione dei sintomi. Il sistema nervoso elabora i segnali dolorosi in modo contestuale: stress elevato, stanchezza o esperienze dolorose pregresse possono amplificare la risposta. Questo non significa che il dolore non sia reale. Significa che il dolore è sempre il risultato di molti fattori che si sommano.

Quando ha senso chiedere una valutazione

Un dolore alla spalla che compare durante certi movimenti e migliora a riposo, nella maggior parte dei casi, non richiede un accesso urgente. Alcune situazioni meritano però una valutazione fisioterapica o medica in tempi ragionevoli.

Ha senso contattare un professionista se il dolore dura da più di due o tre settimane senza miglioramenti, se è presente anche a riposo e disturba il sonno, se è comparso dopo un trauma diretto come una caduta o un impatto e non accenna a migliorare, o se si accompagna a una debolezza marcata del braccio che rende difficile svolgere attività semplici.

Formicolii, intorpidimento o dolore che si irradia verso il collo o lungo il braccio possono indicare un coinvolgimento del sistema nervoso e richiedono una valutazione più specifica.

Cosa dicono le evidenze sul trattamento

La fisioterapia centrata sull’esercizio è l’approccio con il supporto più solido per le sindromi dolorose della spalla da sovraccarico. L’esercizio terapeutico mirato alla cuffia dei rotatori e ai muscoli che stabilizzano la scapola riduce il dolore e migliora la funzione in molte persone, con risultati che tendono a consolidarsi nel tempo.

Il riposo completo non è raccomandato. Sospendere tutta l’attività può rallentare il recupero e non affronta le cause del problema. L’obiettivo è gestire il carico in modo progressivo: ridurre temporaneamente ciò che aggrava i sintomi e aumentare gradualmente la capacità dei tessuti di sostenere lo sforzo.

La terapia manuale può essere utile come supporto al programma di esercizio, ma produce risultati limitati se usata come trattamento isolato. I farmaci antinfiammatori possono alleviare i sintomi a breve termine. Le infiltrazioni di corticosteroidi possono ridurre il dolore in alcuni casi, ma l’effetto tende a non durare se non si lavora anche sulla causa del problema. Per le lesioni importanti della cuffia, la valutazione ortopedica è utile per stabilire se e quando un intervento chirurgico abbia senso.

Indicazioni pratiche per la vita quotidiana

Ridurre temporaneamente i movimenti e i carichi che scatenano il dolore ha senso, ma non significa fermarsi del tutto. Se certi gesti fanno male oltre una certa soglia, è ragionevole restare al di sotto di quella soglia mentre si lavora per aumentare progressivamente la tolleranza dei tessuti.

Continuare a muovere la spalla, anche con movimenti semplici e senza carico, aiuta a mantenere la mobilità e a non sviluppare rigidità secondaria, che può complicare il recupero.

L’esercizio specifico per la cuffia dei rotatori e per i muscoli della scapola è la parte centrale del programma di recupero nella maggior parte dei casi. Il tipo di esercizio, il carico e la progressione dipendono dalla situazione individuale. Una valutazione fisioterapica permette di costruire un programma adatto alla persona, non generico.

Tenere traccia di come cambia il dolore in relazione alle attività svolte può essere utile, non per preoccuparsi, ma per capire quali situazioni aggravano i sintomi e condividere questa informazione con il fisioterapista.

 

 


Fonti

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